
Be’er Sheva: dove la medicina dei beduini incontrò la modernità
All’inizio del Novecento, nel cuore del deserto del Negev, nacque Be’er Sheva, una piccola città voluta dagli ottomani e poi trasformata dagli inglesi in un centro vitale per le tribù beduine.
Per generazioni, i beduini avevano curato ogni male con i rimedi della natura:
- cipolle e fumi di sterco contro la malaria
- impacchi di olio e sapone per le ferite
- latte di cammella e polvere di kohl per gli occhi
- cauterizzazioni e decotti di erbe per dolori e febbri
La guarigione era un atto di equilibrio tra corpo, spirito e deserto.
Poi arrivarono i medici inglesi con i loro strumenti moderni e le prime cliniche mobili su cammelli. Portavano medicine, ma anche nuove idee: igiene, prevenzione, istruzione sanitaria. I beduini, prima diffidenti, iniziarono pian piano a fidarsi.
Così, Be’er Sheva divenne un ponte tra due mondi: la tradizione antica delle cure del deserto e la medicina moderna portata dall’Occidente.
Un luogo dove il vento del Negev soffiava tra le tende e gli ospedali, unendo passato e futuro, natura e scienza, saggezza antica e speranza.

