Missione impossibile: quando l’Inghilterra volle convertire gli Ebrei

Nel XIX secolo, l’Inghilterra divenne il centro di un ambizioso, e gigantesco, progetto religioso: la conversione degli ebrei al cristianesimo. Tutto ebbe inizio nel 1809 con la fondazione della London Society for the Promotion of Christianity Among the Jews, un’iniziativa che mobilitò enormi energie, ingenti somme di denaro e attirò il sostegno di figure illustri.

La Società dispiegò una potente macchina missionaria, finanziando missionari in Europa e Medio Oriente. La loro strategia non si limitò ai sermoni e agli opuscoli, ma incluse l’uso di istituzioni assistenziali, scuole e ospedali (come quelli a Gerusalemme e Safed) per entrare in contatto con le comunità ebraiche.

Nonostante lo sforzo imponente e l’uso di missionari e medici, i risultati in termini di conversioni dirette furono quasi nulli. La missione fallì nel suo obiettivo primario.

Tuttavia, il vero impatto del movimento fu indiretto e non intenzionale: alcuni dei suoi protagonisti divennero tra i principali sostenitori dell’emancipazione ebraica in Inghilterra, lottando per il riconoscimento dei loro pieni diritti civili. La storia di questa missione resta quindi un paradosso: un’impresa di conversione fallita che, indirettamente, contribuì a cambiare il modo in cui la società inglese percepiva gli ebrei, vedendoli non più solo come un “popolo da redimere” ma come cittadini con diritti da riconoscere.