Il nemico inaspettato che influenzò le sorti del Medio-Oriente

All’inizio del Novecento la malaria era molto più di una malattia: era un avversario silenzioso che condizionava la vita quotidiana e persino la storia del Medio Oriente. In Palestina, allora sotto dominio ottomano, paludi e acque stagnanti erano terreno fertile per le zanzare Anopheles. Quasi metà della popolazione conviveva con febbri ricorrenti, debilitazione e milze ingrossate, mentre le nuove colonie agricole ebraiche, fondate con entusiasmo dagli immigrati della Seconda Aliyah, venivano spesso messe in ginocchio da un nemico invisibile che impediva persino di lavorare la terra.

La malaria non risparmiò neppure figure destinate a diventare protagoniste della storia. David Ben Gurion, arrivato a soli 22 anni a Petach Tikva, ne fu colpito subito, debilitato per anni da attacchi ricorrenti. Eppure non si arrese: proprio da quella terra segnata dalle febbri avrebbe intrapreso il cammino che lo avrebbe portato a guidare la nascita dello Stato di Israele. La stessa malattia, in un curioso rovescio del destino, salvò invece la vita ad Amin al-Husayni. Ricoverato per malaria cronica nel 1917, fu esentato dal fronte pochi giorni prima dell’offensiva britannica che costò la vita a molti suoi commilitoni. Sarebbe diventato il Gran Muftì di Gerusalemme, figura centrale del nazionalismo arabo.

Nemmeno Gerusalemme, pur posta a 750 metri d’altitudine, era al riparo. I bacini idrici della città, indispensabili per raccogliere l’acqua piovana, si trasformavano in focolai di contagio. Nel 1913 il New York Times descriveva una capitale dove una persona su tre aveva la milza ingrossata, mentre durante la Prima Guerra Mondiale migliaia di soldati britannici e ottomani finirono fuori combattimento più per la malaria che per le armi.

Fu il generale britannico Edmund Allenby a comprendere che per vincere la guerra serviva anche combattere le zanzare. Con misure allora innovative – distribuzione di chinino, tende protette da veli, creme repellenti e bonifiche delle paludi – riuscì a limitare i danni e a ribaltare l’andamento delle campagne militari.

La storia della malaria in Terra d’Israele non è solo la cronaca di una malattia: è il racconto di come un flagello sanitario abbia inciso sul destino di popoli e nazioni. Sconfiggere la malaria significò rendere la terra abitabile, difendere la vita delle comunità e gettare le basi per il futuro. Un promemoria potente di quanto salute, medicina e storia siano intrecciate in maniera inscindibile.

Daniele Radzik