pugno chiuso con guantone da box che colpisce il coronavirus

Quando sentiamo parlare di un farmaco “fallito”, immaginiamo subito qualcosa che non ha
funzionato.
Ma la realtà della medicina moderna è molto più complessa.
Esistono terapie che mostrano risultati straordinari… ma solo in alcuni pazienti.
Farmaci che riducono tumori, rallentano malattie o migliorano la qualità della vita… ma non abbastanza da ottenere l’approvazione definitiva.
Cure promettenti che si bloccano non perché inutili, ma perché la biologia umana è incredibilmente complicata.

Ed è qui che nasce una delle domande più importanti della medicina contemporanea: Perché lo stesso farmaco può salvare una persona e non avere alcun effetto su un’altra? La risposta spesso si trova nel nostro sistema immunitario. Il sistema immunitario è uno dei meccanismi più sofisticati mai esistiti in natura. Combatte virus, tumori, infezioni. Influenza l’invecchiamento, la guarigione e perfino il modo in cui reagiamo alle terapie. Eppure, nonostante decenni di ricerca, continuiamo a comprenderlo solo in parte.

Per questo una biotech chiamata Immunai, con sedi a Tel Aviv e New York, sta cercando di cambiare radicalmente il modo in cui vengono sviluppati i farmaci. Il fondatore, Noam Solomon, non arrivava dal mondo della medicina. Era un matematico e informatico, con studi avanzati tra Harvard e MIT. Ma dopo aver vissuto da vicino l’impatto del cancro su colleghi e persone care, ha deciso di applicare l’intelligenza artificiale a una sfida enorme: capire davvero come i farmaci agiscono dentro il corpo umano. Non solo “funziona” o “non funziona”.
Ma:
– quali cellule reagiscono;
– perché alcuni pazienti rispondono meglio;
– cosa scatena resistenza o effetti collaterali;
– come migliorare le terapie future.

Immunai utilizza tecnologie avanzate di sequenziamento cellulare per osservare milioni di cellule immunitarie una per una, creando una sorta di “Google Maps” del sistema immunitario umano.
Questo enorme atlante biologico, chiamato AMICA, viene poi analizzato tramite modelli di intelligenza artificiale capaci non solo di trovare correlazioni, ma anche di spiegare i meccanismi biologici dietro le risposte cliniche.

In pratica, l’obiettivo è passare dalla medicina basata sull’intuizione alla medicina guidata dai dati.
E il punto forse più importante è questo: Molti farmaci non falliscono perché inutili. Falliscono perché ancora non comprendiamo abbastanza bene il corpo umano.
Se riuscissimo a capire con precisione chi beneficerà di una terapia, quando e perché, potremmo recuperare trattamenti oggi abbandonati e trasformarli in cure salvavita.
Non è solo tecnologia. È un cambio di paradigma. La medicina del futuro non sarà uguale per tutti. Sarà personalizzata, predittiva e costruita attorno al singolo paziente.

E forse, grazie all’intelligenza artificiale e a una comprensione più profonda del sistema immunitario, molte delle “quasi scoperte” di oggi potrebbero diventare le cure rivoluzionarie di domani.

Da Ynet Global 9 aprile 2026

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