Un gruppo di ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme e del Corpo Medico dell’IDF ha sviluppato un nuovo trattamento che potrebbe aumentare significativamente la sopravvivenza in caso di gravi emorragie, una delle principali cause di morte prevenibile nei traumi civili e militari.

La terapia si basa sull’attivazione della proteina PKC-ε subito dopo l’inizio dello shock emorragico. In modelli animali (suini), questo intervento ha triplicato i tassi di sopravvivenza, dal 25% al 73%. Il trattamento non solo stabilizza parametri vitali come pressione sanguigna, frequenza e gittata cardiaca, ma migliora anche la funzione mitocondriale, aiutando gli organi a resistere allo stress.

Rispetto ai metodi attuali di applicazione di liquidi endovenosi che possono provocare complicazioni, l’approccio PKC-ε sembra avere un effetto protettivo. I ricercatori sottolineano però che sono necessarie ulteriori sperimentazioni cliniche prima di un’applicazione pratica.

In sintesi, la ricerca apre la strada a nuove strategie di intervento rapido nelle emorragie, con il potenziale di salvare molte vite sia sul campo di battaglia che in contesti civili.

Condividi l'articolo