
Una nuova analisi globale pubblicata dalla NCD Risk Factor Collaboration insieme all’OMS mostra un cambiamento importante: dopo decenni di crescita continua, in alcuni Paesi ricchi l’obesità infantile sembra finalmente rallentare o stabilizzarsi.
Lo studio ha analizzato dati raccolti tra il 1980 e il 2024 su oltre 232 milioni di persone in 200 Paesi.
Negli Stati Uniti:
- l’obesità tra bambini e adolescenti sembra essersi stabilizzata;
- tra gli adulti continua a crescere, ma più lentamente rispetto al passato;
- i livelli restano comunque tra i più alti al mondo: 20-23% nei bambini e 40-43% negli adulti.
Secondo i ricercatori, questo dimostra che l’aumento dell’obesità “non è inevitabile”. Nei Paesi occidentali più sviluppati, infatti, si osserva una maggiore consapevolezza alimentare, soprattutto nelle nuove generazioni.
Ma il quadro globale resta preoccupante.
In molte nazioni a basso e medio reddito — in Asia, Africa e America Latina — l’obesità continua invece ad aumentare rapidamente, spinta da:
- diffusione di cibi ultra-processati
- consumo elevato di zuccheri e grassi
- urbanizzazione
- stili di vita sedentari
- disuguaglianze sociali e difficoltà di accesso a cibi sani.
Gli esperti sottolineano che il sovrappeso cronico aumenta significativamente il rischio di:
- malattie cardiovascolari
- diabete e disturbi metabolici
- problemi neurologici
- diversi tipi di tumore.
Un dato particolarmente allarmante: un forte aumento di peso in età adulta può quintuplicare il rischio di cancro, anche in persone che erano normopeso da giovani.
La ricerca suggerisce quindi che intervenire presto — soprattutto durante l’infanzia — può fare davvero la differenza.
Secondo voi, quali dovrebbero essere le priorità: educazione alimentare nelle scuole, limiti ai cibi ultra-processati o più investimenti nello sport e nella prevenzione?
Dal Jerusalem Post, 14 maggio 2026

