Un importante studio pubblicato dal Rambam Maimonides Medical Journal lancia un allarme sulla cosiddetta polifarmacia, cioè l’assunzione contemporanea di molti farmaci da parte delle persone anziane.
In Israele, tra il 37% e il 51% degli anziani assume almeno 5 farmaci al giorno. Una pratica molto diffusa anche in Europa, soprattutto tra persone fragili e con più malattie croniche.
Il problema? Spesso i diversi specialisti prescrivono medicinali senza avere un quadro completo delle altre terapie già in corso. In alcuni casi i farmaci vengono continuati per anni senza una reale rivalutazione della necessità.
Questo può causare:
– effetti collaterali gravi
– interazioni pericolose tra farmaci
– ricoveri ospedalieri
– confusione mentale e cadute
– peggioramento della qualità della vita
Gli esperti sottolineano che con l’età il corpo cambia: fegato, reni e metabolismo lavorano diversamente, rendendo gli anziani più vulnerabili agli effetti tossici dei medicinali.
Lo studio evidenzia l’importanza di una revisione periodica delle terapie da parte di medici, infermieri e farmacisti. In molti casi, ridurre o sospendere farmaci non più necessari può migliorare la salute del paziente e diminuire i costi sanitari.
Particolare attenzione è stata posta su:
– farmaci per lo stomaco assunti troppo a lungo
– antidepressivi
– benzodiazepine
– antipsicotici usati negli anziani con demenza
Gli autori dello studio invitano le famiglie e i caregiver a:
– mantenere una lista aggiornata di tutti i farmaci assunti
– includere anche integratori e farmaci da banco
– chiedere controlli periodici delle terapie
– non interrompere mai i medicinali senza consultare il medico
La domanda importante da fare non è solo:
“Quale farmaco aggiungere?”
ma anche:
“Quale farmaco potrebbe non servire più?”
Da Jerusalem Post, 9 maggio 2026

